25 aprile, alla faccia della retorica

Mi piacerebbe scrivere qualcosa a proposito della splendida giornata che io e i miei amici abbiamo passato il 25 Aprile 2014 in quel di Praticello di Gattatico, coronata dal concerto pomeridiano tenuto dai Gang (per inciso, in splendida forma), in celebrazione del sessantanovesimo anniversario della Liberazione dal giogo nazi-fascista.

Sì, mi piacerebbe davvero riuscire a scrivere qualcosa, e vorrei che fosse qualcosa di efficace.

Il problema è che non so se sono capace di farlo. Sono frenato dal timore che dalla mia misera penna possano uscire solo frasi intrise di retorica, buone solo a prestare il fianco alle pretestuose, prevedibili critiche sollevate dai soliti reazionari.

Inoltre, essendo questo un blog a tema musicale, qualcuno potrebbe facilmente sollevare obiezioni in merito alla scelta di parlare di Resistenza, di Liberazione, quindi di politica.

Ebbene, io rifiuto con fermezza l’idea che Talking Eggs debba rimanere uno spazio asettico, un compartimento stagno impermeabile a tutto ciò che non sia musica.

Sono stato combattuto, lo ammetto, ci ho pensato a lungo, e sono giunto alla conclusione che ci sono momenti nei quali è importante ogni singola testimonianza, persino quella di un povero stronzo come me, anche dentro ad un contenitore come questo. E oggi stiamo vivendo uno di quei momenti.

La vita in sé gronda politica: ogni nostra singola azione, ogni nostro comportamento, persino ogni canzone che ascoltiamo assume, è inevitabile, una connotazione politica.

Perciò, vaffanculo. Vorrà dire che correrò il rischio di essere retorico.

Bando alle ciance quindi, veniamo al dunque.

Prima di tutto, voglio affermare con forza l’orgoglio di essermi ritrovato con gli amici a commemorare il 25 Aprile. Per ciò che rappresenta.  A loro, ma anche a me stesso, voglio dire che non dobbiamo sentirci scoraggiati se abbiamo l’impressione di appartenere ormai a una riserva indiana.

E’ vero, ogni anno siamo sempre di meno e sempre più divisi, e i tanti soloni in malafede hanno gioco facile nel confinare le nostre idee ai margini, nel ghetto.

Ci vedono come dei poveri, patetici nostalgici, da apostrofare con un misto di dileggio e compassione. Spesso derisi e canzonati da quelli che “siete dei dinosauri fuori dal mondo-non ha più senso celebrare questa ricorrenza-non ha più significato ai giorni nostri parlare di fascisti e comunisti-non ha più senso fare distinzioni tra destra e sinistra-ecc. ecc. ecc.”, e altre stupidaggini di questo genere.

COL CAZZO che non ha più senso.

Eh no, attenzione: non dobbiamo prestare il fianco a questi revisionisti mascherati da riformisti moderati. Non dobbiamo mollare di un centimetro sulle nostre idee, in nessun caso.

La nostra piccola patria deve saper scegliere la parte, sempre. E noi sappiamo bene da che parte stava, e ancora sta, la ragione.

Bisogna rifiutare con sdegno l’idea, sempre in auge, secondo la quale non ha più senso celebrare il 25 Aprile. Dobbiamo far sì che avvenga l’esatto contrario: questa festa deve tornare nel cuore di tutti gli italiani che l’hanno dimenticata.

Questa è stata, e dovrà essere anche in futuro, la Festa delle Feste, il Giorno dei Giorni, la pietra angolare sulla quale si dovranno formare le coscienze delle donne e degli uomini futuri.

Alla faccia della retorica, ORA E SEMPRE 25 APRILE!

Avverto molto la responsabilità di sensibilizzare gli animi, ora più che mai, dacché i protagonisti, i testimoni viventi di quell’epopea sono sempre di meno.

Perciò ora tocca a noi: siamo grandi a sufficienza per raccoglierne l’eredità.

Prendere le loro storie, divulgarle e raccontarle a chi non le conosce, è un dovere.

Perché è soprattutto grazie a quelle storie se è stata fatta l’Italia post-fascista.

Non dobbiamo essere pigri e smettere di affermare l’imprescindibilità di valori quali Resistenza e Liberazione. Perché, ormai è evidente, il fascismo sta rialzando la testa.

Sono i neo-liberisti, i neo-capitalisti d’accatto, nascosti dietro ai loro completi eleganti da tremila euro, i nuovi fascisti. Quelli davvero pericolosi, perché non identificabili con facilità.

Sì, sono loro, fighetti zotici e ignoranti, a decidere da dietro le quinte la composizione dei governi-fantoccio bipartisan, oggi così di moda.

Sempre loro, gli stessi che non perdono mai occasione per attaccare la nostra Costituzione. Unico scopo, malcelato benché inconfessabile, l’azzeramento di tutti i diritti dei lavoratori, in nome del profitto selvaggio.

Ci rendiamo conto di quello che sta accadendo al nostro Paese?

Stiamo parlando della nostra (NOSTRA) Costituzione.

La Costituzione Repubblicana Antifascista, senza la quale la nostra storia non sarebbe mai stata la stessa. La Costituzione più bella del mondo, miei cari “signori”, non ha alcun bisogno di essere stravolta, o peggio, stracciata.

Sarebbe sufficiente applicarla così com’è, cosa mai fatta fino in fondo.

Magari il prossimo 2 giugno potreste scendere in piazza anche voi, miei cari “signori”.

Forse imparereste un po’ di cose sulla Costituzione.

Ad esempio, potreste imparare che l’Italia è una Repubblica fondata su quella cosa, ma sì, quella cosa che dà da mangiare alle persone donando loro dignità, quella cosa che state cercando di dilaniare…com’è che si chiama?

Ah già, LAVORO

Cos’è che dite? Che a voi del 2 giugno interessa solo la parata militare? Ah beh, allora stiamo freschi…

Non possiamo permettere a questi mistificatori di azzerare tutto, di infangare il ricordo della Lotta Partigiana, di ignorarne la rilevanza.

Dirò di più: noi che crediamo in quei valori, non possiamo tollerare che il ricordo sbiadisca anche a causa di una sciatteria generalizzata, la nostra. Sarebbe ancor più grave.

E’ una Battaglia di Civiltà, forse più grande di noi, ma dobbiamo combatterla.

Spegniamo il televisore e il computer, togliamo le batterie ai nostri tablet e ai nostri smartphone.
Alziamo il culo dal divano, usciamo da casa, incontriamoci e confrontiamoci.

Frequentiamo i circoli ANPI, sosteniamoli, partecipiamo alle loro iniziative.

Andiamo nelle librerie, rechiamoci nelle biblioteche, recuperiamo i tanti, bei libri scritti sulla Resistenza. Quelli che raccontano le gesta di quei ragazzi (ragazzi normali, come noi) che hanno lottato perché animati dagli ideali di Libertà e Uguaglianza.

Impariamo a memoria le loro storie, condividiamole, teniamone vivo il ricordo.

Sì, usciamo da casa, andiamo a trovare i vecchi partigiani superstiti, facciamoci raccontare le loro gesta, rendiamole nostre. Proteggiamo e ricostruiamo questo grande Patrimonio collettivo, prima che sia spazzato via del tutto.

Non rendiamo vano, per ignavia e indifferenza, tutto quello che hanno fatto per noi.

Come ha detto Marino Severini dal palco di Praticello di Gattatico, provincia di Reggio Emilia, venerdì 25 aprile 2014: in questi anni ci siamo distratti un po’ troppo.

Ci siamo rilassati, abbiamo pensato che quelle conquiste fossero per sempre.

Invece no. Ora anche i diritti fondamentali, ottenuti grazie ad anni di lotte, sono messi in discussione.

Che amara scoperta: bisogna di nuovo rimboccarsi le maniche, e ricominciare da zero.

Questa la lezione imparata, in definitiva: niente è per sempre.

Alimentare la memoria, divulgare il nostro passato nel presente, rivendicare la nostra Identità: questi devono essere i primi passi. Non ho alcun dubbio su questo.

Perché la Verità torni al più presto dove le spetta: nell’Olimpo della Storia di questo maledetto, magnifico paese.

Ora e sempre Resistenza, ora e sempre 25 Aprile.

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