Audio-cronache al volante – capitolo 2

Quando arriva l’estate, l’aria si riscalda e io, per evitare di sudare come un cammello nel deserto, inizio a viaggiare con i finestrini dell’auto abbassati. Si tratta di un’azione comune per la maggior parte della popolazione automobilistica, ma non quando eseguita da uno come me.
Quando uno come me abbassa il finestrino, si scatena subito un duplice effetto.

Uno: il cervello deviato aziona subito, con un riflesso incondizionato, la mano destra verso la manopola dell’impianto stereo, al fine di portare il volume al limite della distorsione, a livelli da disturbo della quiete pubblica. Non so che farci, per me è insopportabile l’idea di ascoltare musica contaminata da rumori ambientali esterni.

Due: in seguito all’azione eseguita al Punto Uno, quando mi fermo ai semafori la gente mi osserva con un’espressione perplessa, stranita, un misto di compassione e fastidio. Più fastidio che compassione a dire il vero. Non osano però dirmi nulla, perché è ovvio che pensano di avere a che fare con un malato di mente. Il quale, di fronte all’umana, comprensibile richiesta di abbassare il volume, potrebbe reagire prendendoli a sprangate in fronte. Forse fanno bene a pensarlo.

Ad essere sinceri, non mi curo molto di come mi giudicano coloro che sostano al mio fianco ai semafori. Quando sono solo in macchina, la musica la ascolto “a tutta”. E’ così da sempre, e sarà così per sempre. Sticazzi dell’altrui opinione. Una volta mi fermarono i Carabinieri, uno di loro mi chiese se fossi sordo. Abbassai il volume (gesto contro natura) e chiesi scusa, e così facendo me la cavai. Ricordo ancora cosa stavo ascoltando: Gennaio dei Diaframma, a tutto volume of course. Forse il Maresciallo era un fan di Federico Fiumani. Forse anche lui si era rivolto alla stessa agenzia di Barbara. Chissà.

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ANZI…

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In queste ultime settimane, anche e soprattutto grazie ai preziosi consigli datimi dai miei fratellini di covata, The EggFather and The EggMaster, sto ascoltando un sacco di musica interessante, e mi sembrerebbe un delitto non condividerla con voi. In particolare, mi piacerebbe segnalarvi un paio di canzoni da ciascuno dei dischi che vi andrò ad elencare.

Andando al dunque, questi sono i miei ascolti, almeno in questo periodo (i link agli articoli servono per approfondire e, se non li conoscete già, per vedere dei siti interessanti dove si parla di musica):

The Jeffrey Lee Pierce Sessions Project – Axels & Sockets
( recensione su rootshighway.it )
Terzo capitolo del progetto che mira a recuperare e donare vita agli scritti, e ai nastri inediti, lasciati ai posteri da quel geniaccio maledetto di Jeffrey Lee Pierce. Rischia di essere il migliore dei tre. Post Scriptum: ancora oggi rimango sorpreso dalla qualità della scrittura di JLP. Impressionante. Aveva una voce della madonna, scriveva delle canzoni della madonna, era un performer della madonna. D’accordo, la sua devastante tossicodipendenza l’ha penalizzato in ogni modo possibile, ma che al di là degli addetti ai lavori non se lo sia calcolato nessuno, rimane inspiegabile. Una vergogna.
Canzoni da segnalare:
• Desire By Blue River – feat. Mark Lanegan & Bertrand Cantat
• Kisses For My President – feat. Andrea Schroeder

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Micah P. Hinson – And The Nothing
(recensione su distorsioni)
Disco a mio avviso bellissimo, frutto del dolore e della sofferenza (questa volta anche fisica) vissuti da Hinson. Lui stesso auto-definisce questa musica “violent Country”, ma secondo me è una definizione, seppur suggestiva, fuorviante. C’è dentro un po’ del Tom Waits sghembo ballader, un po’ dell’abisso alla Johnny Cash, ma più di ogni altra cosa ci sono tanta poesia, e tanta farina solo dal sacco di Mr. Micah P. Hinson. Che è destinato a diventare un Gigante, al pari dei due sopra citati. Mi ci gioco le uova (oops…).
Canzoni da segnalare:
• Sons of USSR
• The Quill

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Micah P. Hinson – And The Pioneers Saboteurs
( recensione su indieforbunnies.com )
Vedi sopra. Disco del 2010, da me scoperto solo di recente. Struggente ed emozionante. Ogni volta che lo ascolto, lui scava, scava e ancora scava dentro me, mettendomi a nudo di fronte al mio baratro. Perché ciascuno di noi ha un lato oscuro col quale dovere convivere. Lo sapevate già, vero? Canzoni da segnalare:
• A Call To Arms
• The Cross That Stole This Heart Away

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Woven Hand – Refractory Obdurate
( recensione su ondarock.it )
Cosa posso dire di questo disco? Me l’ha passato The EggMaster dieci giorni fa, e da allora io ne sono completamente schiavo. Fate attenzione, perché David Eugene Edwards genera dipendenza. E non c’è comunità di recupero che tenga. Disco devastante, sia in senso metaforico che in senso letterale, perché se lo ascolti ad alto volume (e come, sennò?) ti abrade il timpano. Stra-consigliato. Canzoni da segnalare:
• Good Shepherd
• Salome

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Pierpaolo Capovilla – Obtorto Collo
( recensione di Rockerilla )
Primo disco solista per il leader del Teatro degli Orrori. Carmelo Bene incontra Scott Walker. Lo sto ascoltando da troppo poco, non sono certo di essere già riuscito a metterlo a fuoco. Il livello delle canzoni non mi pare omogeneo, ma potrei sbagliarmi. In ogni caso, questo lavoro contiene, senza dubbio, alcune gemme abbacinanti (una su tutte, Bucharest). Capovilla ha la grande capacità di unire, in un affresco dolente, poesia ed enorme sensibilità sociale. Con grande spessore letterario. Si parte dalla sfera individuale per arrivare alla dimensione pubblica. Come a dire che nessuno di noi è esente da colpe, nessuno di noi su può girare dall’altra parte. Vero, sofferto e affascinante. Canzoni da segnalare:
• Bucharest
• Irene

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Le Luci della Centrale Elettrica – Costellazioni
( recensione su sentireascoltare.com )
Ho amato molto “Canzoni da Spiaggia Deturpata”, e ho provato da subito grande simpatia per Vasco Brondi. Proprio per questo, mi dispiace molto sentirlo paragonare, a sproposito, ai Grandi della canzone d’autore italiana. E’ una pressione enorme, nonché immotivata. Brondi ha un immaginario singolare, personale, e io continuo a volergli bene, ma non credo che in futuro verrà considerato tra i Grandi. Il suo citazionismo esasperato, inoltre, inizia un po’ ad urtarmi i nervi. Il disco è discontinuo: diverse belle canzoni convivono assieme ad alcune cagate pazzesche. E’ apprezzabile il tentativo di uscire dalla solita formula, ma secondo me Brondi è finito in un cul de sac artistico molto pericoloso. Non so se, e come, ne uscirà. Detto questo, Le Ragazze Stanno Bene è una delle mie canzoni preferite del 2014. Grande sensibilità, grande melodia, grande misura. Pezzo toccante come pochi. Bravo. Canzoni da segnalare:
• Le Ragazze Stanno Bene
• La Terra, l’Emilia, la Luna

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Johnny Cash – American IV: The Man Comes Around
( recensione su rockol.it )
Di Johnny Cash non vi dico un cazzo, perché se ancora non conoscete il valore dell’opera dell’Uomo in Nero vuol dire che, fatevene una ragione, siete irrecuperabili. Gli American Recordings, a rotazione, stazionano sempre sulla EggMobile. In questo periodo sul piatto gira American IV, ed è un gran bel girare. Canzoni da segnalare:
• Hurt
• I’m So Lonesome That I Could Cry (feat. Nick Cave)

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John Grant – Pale Green Ghosts
recensione su distorsioni )
Questo disco è del 2013 e, come spesso mi accade, sono arrivato a scoprirlo in ritardo, nonostante i molteplici consensi di critica e di pubblico. Mi piace molto, anche se a volte faccio un po’ fatica a venire a patti con l’eccessiva elettronica (almeno per i miei standard). Una cosa mi commuove soprattutto: il sodalizio umano creatosi tra Grant e Sinead O’ Connor, un’altra che ha sofferto molto, la quale si produce in alcune armonie vocali da brividi. La classe non è acqua. Canzoni da segnalare:
• Vietnam
• It Doesn’t Matter To Him

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Bruce Springsteen – The Promise
recensione di Enzo Curelli )
Per Springsteen vale il discorso fatto poc’anzi su Johnny Cash. L’opera dell’uomo da Freehold, NJ si sarà pure fatta altalenante (ad essere indulgenti) nell’ultimo decennio, ma per quello che ci ha donato in passato, e che continua a donarci sul palco, che venga fulminato chi osa dileggiarlo. Aggiungo un’ulteriore osservazione: è scioccante pensare che all’epoca Springsteen potesse permettersi di non pubblicare materiale di questo spessore, e in grande quantità peraltro. Queste canzoni avrebbero fatto la fortuna di tutti i rocker dell’universo. Canzoni da segnalare (ma il livello è dovunque altissimo):
• Racing In The Street (’78)
• The Promise

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Ecco fatto, voilà. Spero vi piaceranno.
Una cosa, seppur nel mio essere intransigente, ormai l’ho capita: quando si parla di musica con altri appassionati, spesso è come disquisire del sesso degli angeli. Si può discutere, ci si può scaldare, a volte ci si può anche mandare a quel paese ma, alla fine, resta solo una questione di gusti. Sempre che si rimanga nei limiti della decenza (vedere, a tal proposito, la rubrica Vade Retro, Saragat!).
Io, che sono una vecchia, romantica cariatide, vi consiglierei di mettere insieme tutte le canzoni sopra indicate in un unico CD, come si usava fare prima che si diffondesse il virus dell’immaterialità. Voi fate un po’ come vi pare. Mi piacerebbe però che almeno le ascoltaste, e che mi diceste cosa ne pensate.
Perché, diciamocelo: esiste una cosa più bella che confrontarsi, e farsi degli infiniti, spossanti pipponi mentali a riguardo delle canzoni? A parte ascoltarle, non credo.

In missione per conto di DEE

Fulminati sulla via di Mezzago.

eggfather&dee
David Eugene Edwards con il nostro fondatore EggFather

Lo scorso 24 maggio Talking Eggs al completo e, alla faccia della falsa modestia, in grande spolvero, ha mosso il suo trino culo e si è recato presso lo storico Bloom di Mezzago (MB), per partecipare alla Messa Sonica, nemmeno troppo laica, ivi celebrata dai Woven Hand.

L’ha fatto, a essere onesti, soprattutto per assistere alla manifestazione del Grande Sciamano from Englewood, Colorado. All’apparizione in carne, ossa, chitarra e cappello del Biondo Cavaliere dell’Apocalisse che risponde al nome di David Eugene Edwards.

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Talking about R.E.M.

Questa mattina, mentre stavo facendo colazione nel solito bar, prima di andare al lavoro, ho sentito in sottofondo What’s The Frequency, Kenneth? dei R.E.M., il singolo apripista di Monster, pubblicato nel 1994.
La radio non aveva il volume particolarmente alto, eppure la mia attenzione ne è stata catturata da subito, con facilità.

Il mio semiparalitico culo, senza che quasi me ne rendessi conto, ha cominciato, come per miracolo, a muoversi con grande piacere e voluttà, assecondando il ritmo della chitarra di Peter Buck.

Allora ho capito una cosa, in maniera inequivocabile: ho nostalgia dei R.E.M.
Più in generale, forse, ho nostalgia dei tempi nei quali bastava un riff – ok pur sempre un grande riff, non c’è che dire – per gasarmi e mandarmi in orbita.

 

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