Greetings To New Brunette

Un flusso ininterrotto di coscienza su Billy Bragg, sulle canzoni di Billy Bragg…e sulla vita.

Da un po’ di tempo a questa parte mi è tornata una gran voglia di ascoltare senza soluzione di continuità il buon Billy Bragg. Stiamo vivendo tempi estremamente bui, cupi, e abbiamo un gran bisogno di aggrapparci a persone come lui. Almeno, io lo sento, questo bisogno. Da ragazzo l’ho ascoltato fino all’ignoranza, per anni e anni, fino a consumare il nastro delle varie cassette duplicatemi dal mio amico Baggia. Poi, per un po’ di tempo, l’ho perso di vista. No, non il mio amico Baggia, intendo proprio Billy Bragg. Colpa mia, non ci sono dubbi in merito. Un paio d’anno fa ho avuto l’onore ed il piacere di vederlo dal vivo al Teatro “Fabrizio De Andrè” di Casalgrande (RE). Lui e la sua camicia da giocatore di bowling (peraltro rivedibile, eh…). In piedi sul palco, armato solo della sua chitarra elettrica, della sua voce e della grande forza delle sue idee. Due ore indimenticabili. Un concerto meraviglioso, entrato nella mia top 5 di sempre.

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Vedere con quale trasporto quest’uomo riesca ancora a portare avanti ciò cui crede, anche trent’anni dopo gli inizi, è stato molto istruttivo, oltre che emozionante. Mi ha scaldato il cuore, ma mi ha soprattutto riacceso il cervello. E’ stata una specie di epifania. Ho riscoperto l’importanza di portare avanti, sempre e comunque, le proprie convinzioni. Senza paura. Una cosa, tra le tante dette da BB quella sera, mi è rimasta particolarmente impressa: l’invito a combattere il cinismo imperante. Se non facciamo qualcosa di costruttivo, se non lo facciamo NOI in prima persona, non lo farà nessun altro per noi. Non possiamo aspettarci niente di buono da chi governa il mondo, ormai in mano alle multinazionali corrotte, a tutti i livelli e a tutte le latitudini. Questi vogliono solo fare soldi, soldi e ancora soldi, a costo di asfaltare chiunque si metta di traverso sul loro cammino. Mai come ora la parola SOLIDARIETA’ ha un senso compiuto. Ognuno di noi ha il dovere di cominciare a fare qualcosa di costruttivo, positivo, partendo dal piccolo. Se non ci aiutiamo, questi ci tolgono anche la nostra storia, ci annientano. “Fight cynicism!!!!”, esclama Billy Bragg dal palco… ed io, che forse nella vita avrò visto solo dei prati fioriti, penso che abbia proprio ragione. C’è una canzone di B. Bragg che significa molto per me, che mi tocca nel profondo. E’ Greetings To the New Brunette.
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La adoro, tra quelle del nostro uomo è la mia preferita. Non so nemmeno spiegare bene il perché. O forse si, in realtà. Credo sia per l’atmosfera dolceamara che mi trasmette. E per quelle chitarre, cristalline, scintillanti, che si incastrano e sovrappongono, che dialogano tra loro in perfetta armonia. E poi mi fa impazzire la giovane voce di Billy Bragg, che canta con trasporto quelle sentite parole, venate di malinconica ironia… Grazie a BB ho capito che non ha senso fare distinzione tra privato e pubblico: siamo esseri umani, la nostra vita è una sola, e ogni accadimento, personale o meno che sia, influenzerà il nostro modo di agire e di essere, e forse anche quello degli altri; l’importante è essere onesti prima di tutto con se stessi. Solo così, dopo, si potrà essere onesti anche nei confronti di chi si incontrerà lungo il cammino. Cercare di dare il proprio meglio. Cercare di costruire qualcosa. Cercare di agire, di non subire ingiustizie e, soprattutto, di non infliggere ingiustizie. Perchè ogni nostro comportamento, anche privato, ha in realtà una valenza pubblica, nel bene e nel male. …Pensa un po’ quante cose ti può insegnare una canzone. Ancora oggi il testo di mi fa venire i brividi, mi commuove. Ancora oggi mi trasmette un sentimento di dolce malinconia, mi fa provare una nostalgia talmente forte da suscitare in me i ricordi, i vividi ricordi di quell’estate, l’epica estate dei miei 17 anni. Un’estate passata nello struggimento totale provocato da un giovanissimo amore, come ovvio non corrisposto. All’epoca mi sembrava che la mia vita fosse finita. Messo KO, steso al tappeto da un’adorabile stronzetta sedicenne, occhi verdi – capelli colore e profumo del miele – lunghe gambe affusolate – voce fragile e sensuale – pensiero e favella sciolti, assai. La quale, ma guarda un po’, non mi cagava nemmeno di striscio. Respinto per la prima volta nella vita. Brutta, bruttissima sensazione di impotenza. Mi sentivo il ragazzo più incompreso ed infelice sulla faccia della terra. Reazione adolescenziale, che a ripensarci adesso fa sorridere. Peccato che all’epoca provassi una sofferenza viscerale. E che ci sguazzassi dentro, in una sorta di auto-compiacimento di stampo (oserei dire) Morrisseyano. Un pessimismo talmente cosmico che Leopardi era un allegrone, in confronto. Lacrime Lacrime Lacrime, e troppo grandi lacrime, per dirla con Fiumani.
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Un passaggio doloroso ma necessario, inevitabile, in quel percorso che si deve affrontare affinché il ragazzo possa scoprire l’uomo che gli sta nascendo dentro? Può essere. Peccato che allora non me ne fregasse un cazzo di ‘sto percorso da affrontare per diventare grande. Io ricordo solo un gran patimento. Ricordo che mi sentivo morire, e che mi crogiolavo in quella situazione. Più la gentil pulzella mi scansava, più io mi auto-infliggevo sofferenza, cercando di farmi accettare da lei. Billy Bragg però lo sapeva, e le sue parole, la sua musica, mi hanno aiutato a capire che no, davvero non valeva la pena di buttar via le proprie giornate, la propria vita. Che c’erano tante cose belle da fare, e tante altre belle, interessanti ragazze da conoscere, possibilmente in senso biblico. Billy Bragg ha assestato un salvifico calcione al mio ossuto culo, e mi ha ridestato dal torpore, da quella sorta di cattiva dipendenza. E’ il potere della musica, che agli occhi ed alle orecchie di un ragazzo diciassettenne arriva amplificato all’ennesima potenza. Finalmente c’è qualcuno che ti capisce, qualcuno che ha già vissuto, con ogni probabilità, quello che tu ora stai vivendo. Strana, la vita: senti di avere più cose in comune con un ragazzo cresciuto in un sobborgo operaio ad est di Londra, che con la maggior parte di quelli che sono cresciuti assieme a te. Insomma, tu sei lì, sdraiato nel tuo letto, dentro alla tua cameretta, al buio, e non te ne frega più niente di nessuno che non sia la piccola, deliziosa streghetta di cui sopra. Poi arriva questo ragazzo inglese rosso-crinito dal naso pronunciato, e dal clamoroso, spettacolare accento cockney. All’improvviso, bum, ti rendi conto di non essere solo. Stephen William Bragg, detto Billy, lotta e canta con te e per te. E ti dice, ti ordina di portare il tuo culo fuori di casa, e di fare qualcosa. Questa canzone mi è entrata dentro da subito, e l’ho ascoltata allo sfinimento. Poi, l’ho dimenticata, chissà perché. L’ho riscoperta solo di recente, e l’ho ritrovata più bella che mai. Potrei ascoltarla mille volte al giorno e non stancarmi mai. E questo è incredibile, a pensarci a modo. Ho colto delle sfumature nel testo che allora non notai, che mi fanno capire ancor di più la grandezza e l’enorme sensibilità di Billy Bragg. Proprio ora sto ascoltando per la milionesima volta questa straordinaria canzone. 3:32 minuti di pura, magica poesia. E mi torna in mente quel diciassettenne pieno di fragilità e di insicurezze, che anche grazie a BB alla fine ce l’ha fatta a trovare la propria strada. Non la più semplice da percorrere, forse. Ma l’ha scelta lui, con consapevolezza. Ed è questo che conta. “I’m celebrating my love for you With a pint of beer and a new tattoo And if you haven’t noticed yet 
I’m more impressionable when my cement is wet”
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Audio Cronache al volante – 1

Avendo poco tempo libero durante la settimana lavorativa, e non potendo restare nemmeno un giorno senza ascoltare musica (per me ossigeno, quindi vitale), mi sono organizzato per bene e, ormai da diversi anni, mi sono attrezzato a dovere per l’ascolto in automobile.

Durante i giorni feriali eseguo diversi spostamenti, che nell’arco di ogni singola giornata possono durare anche diverse ore. Così, spesso ho l’occasione per ascoltare tutto quello che mi pare, in pace, con l’ausilio di un impianto stereo più che dignitoso. Volume sempre alto, parecchio alto, e sul groppone lo spettro incombente della multa. Finora è andata bene. Ho combattuto la legge, ma per ora la legge non ha vinto.

Mi piace molto ascoltare musica mentre sono al volante della mia 500L, perché subentra anche l’elemento visivo, legato al paesaggio, che spesso riesce a donare all’ascolto ulteriore suggestione.

Detto questo, vado al dunque. La parola d’ordine di un blog, secondo me, dovrebbe essere condivisione. Di musica, quindi di opinioni, di emozioni, di sensazioni. E di qualsiasi altra cosa si desideri condividere.

Per questo motivo, mi piacerebbe condividere con chi sta leggendo queste righe l’elenco delle cose che sto ascoltando, e che ho ascoltato, negli ultimi 8-9 mesi, in macchina.

Perché queste e non altre? In generale, non ho regole particolari. Può essere per puro piacere, per nostalgia, per curiosità, perché me ne hanno parlato bene, perché ne ho letto bene, per affetto nei confronti dell’artista, perché avevo voglia di sentire una determinata canzone.

Quando dico “sto ascoltando/ ho ascoltato”, intendo in modo serio, quindi più e più volte e per diversi giorni di fila. Insomma, non una botta e via, non fa per me. Non sono il tipo da relazioni occasionali, nemmeno in campo musicale.

È vero, le nuove tecnologie permettono di avere a portata di mano centinaia di nuovi dischi ogni mese, e poi ancora centinaia e centinaia.

No, grazie, ci rinuncio. Quando ci ho provato, ho sbandato e vacillato, sul serio.

Ebbene sì, lo confesso, anch’io ci sono cascato, e ho provato, nel recente passato, a seguire il flusso ormai iper-bulimico delle nuove uscite, ma mi sono perso quasi subito. Così facendo non mi godevo niente e, col senno di poi, non riuscivo più ad apprezzare nemmeno le cose belle, o addirittura molto belle. Troppa carne al fuoco.

Mi sembrava tutto uguale, niente più mi emozionava. Dopo un po’, vinto lo smarrimento iniziale, ho capito che dovevo tornare alle mie solite abitudini. E così ho fatto.

Così so di perdermi tante cose, ma proprio non riesco a fare altrimenti: perché l’emozione bussi alla mia porta, ho bisogno di rispettare i miei “bioritmi d’ascolto”.

Certe opere, ad esempio l’ultimo di Jonathan Wilson – l’ultimo di St. Vincent – l’ultimo di EMA, le ascolterò quando ne sentirò l’esigenza. Quando ne avrò davvero voglia. Rifiuto l’idea di essere schiavo ad ogni costo della contemporaneità. Voglio ascoltare solo quello che mi va di ascoltare, fossero anche dischi usciti trent’anni fa.

Veniamo ora al listone: poiché vado a memoria, può essere (anzi, è certo) che mi sia dimenticato di qualcosa/qualcuno.

Agnes Obel – “Philarmonics”
Agnes Obel – “Aventine”
Nick Cave & The Bad Seeds – “Live from KCRW”
Nick Cave & The Bad Seeds – “Push The Sky Away”
Johnny Cash – “Unchained”
Johnny Cash – “American V”
Johnny Cash – “American VI – Ain’t No Grave”
Johnny Cash – “American IV”
Johnny Cash – “American Recordings”
Johnny Cash – “American III: Solitary Man”
Billy Bragg – “The Essential – Must I Paint You a Picture?”
Billy Bragg – “Tooth and nail”
Bobo Rondelli – “Per Amor del Cielo”
Bobo Rondelli e l’Orchestrino – “A Famous Local Singer”
Woven Hand – “Live at Roepaen”
Woven Hand – “The Threshingfloor”
Franco Battiato – “Patriots”
Lucio Dalla – “Com’è Profondo il Mare”
Baustelle – “Fantasma”
The Gang – “La Rossa Primavera”
Macina Gang – “Nel Tempo e oltre, cantando”
The Gang – “Il Seme e La Speranza”
Nirvana – “In Utero”
Bauhaus – “The Best of 79/83 – vol. 1 e 2”
Bruce Springsteen – “Nebraska”
Bruce Springsteen – “The River”
U2 – “Live in Dublin 31/12/1989 (bootleg)”
Bruce Springsteen – “High Hopes”
Le Luci della Centrale Elettrica – “Costellazioni”
Le Luci della Centrale Elettrica – “Canzoni da Spiaggia Deturpata”
The Waterboys – “Fisherman’s Blues”
Diaframma – “Niente di Serio”
Diaframma – “Preso nel vortice”
R.E.M. – “And I Feel Fine… The Best of the I.R.S. Years 1982-1987”
Arcade Fire – “Reflektor”
Pearl Jam – “Lightning Bolt”
Perturbazione – “Musica X”
Anna Calvi – “Breath”
Mark Lanegan – “Has God Seen My Shadow?”
Primal Scream – “More Light”
Rufus Wainwright – “All Days Are Nights: Songs for Lulu”
Rufus Wainwright – “Release The Stars”
Che altro dire: se la leggo tutta di un fiato, mi fa un certo effetto.

Si tratta di un sacco di materiale, per un vecchio babbione quarantaquattrenne/quasi quarantacinquenne come me.

Sarò banale e scontato ma, rimanendo alla lista, le cose che mi sono goduto di meno sono quelle uscite più di recente. Attenzione: non sto dicendo che le cose nuove fanno cagare. Ripeto: sono io ad aver bisogno di lasciar trascorrere un periodo, diciamo così, di decantazione.

Come già detto, ci ho messo un po’ a capire questa cosa.

Stavo perdendo il gusto di ascoltare musica, e non capivo il perché. Poi, pian piano, ci sono arrivato: sono un tipo da ascolti slow. Ho bisogno di seguire il mio istinto e i miei gusti. Non posso correre dietro a tutti i dischi recensiti, mese dopo mese, dalla stampa specializzata. Non sono in grado e, soprattutto, non voglio. Da quando ho ricominciato a seguire i miei ritmi, che a seguito dell’esplosione delle nuove tecnologie e delle nuove piattaforme d’ascolto (anch’io fagocitato) avevo abbandonato, ho ricominciato ad amare la “mia”, la “nostra” musica con la passione e l’intensità di sempre.

E voi? Che ascoltatori siete? Come fate? Che supporti utilizzate? Dove la ascoltate? Quanta ne ascoltate? M’interessa, davvero, perché sono convinto che si tratti sì di un’esperienza intima e soggettiva, diversa per ognuno di noi, ma più bella se condivisa.

Fatemi sapere, ci tengo.

“I Have Heard The Big Music/And I’ll Never Be The Same”
The Waterboys, “The Big Music”.

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