Se c’è un posto dove torna un Re Bambino

Pensare a una “prima” per un concerto dei Gang fa un po’ sorridere. Li abbiamo visti, senza esagerare, centinaia di volte: in 2, in 3, in 10, con chitarre, trombe, zampogne, fisarmoniche, violini, in posti minuscoli e in grandi palchi, ma sempre con la stessa carica da 30 anni a questa parte. Però da queste parti, cioè a casa loro, c’è veramente un’aria diversa, e questa sera c’è l’elettricità che precede gli avvenimenti importanti.

La stessa atmosfera che c’era per il ventennale de Le Radici e le Ali a Filottrano, in quel caso per ricordare l’inizio dei dischi in italiano, questa volta per sentire per la prima volta dal vivo un nuovo capitolo di quella storia, anzi di quelle storie. A noi resta nel cuore anche un ritorno al passato in quel di Recanati, con le canzoni dei primi dischi in inglese (poi pubblicato nel live TRIBE’S RE-UNION), perché noi i Gang abbiamo cominciato a conoscerli da lì, per non lasciarli più fino ad oggi.
A organizzare tutto sempre loro, i Filottrano City Rockers, la meglio gioventù, permetteteci il complimento. L’appuntamento è al Palabaldinelli di Osimo, una struttura enorme, ma piena di gente anche se l’entrata è a pagamento (particolare non indifferente). Quindi tanta curiosità, nuove canzoni e nuova formazione.
Cambiata la sezione ritmica con Marzio Del Testa alla batteria (ha suonato in tutto il disco ) e Simone Luti al basso. Alle tastiere sempre Fabio Verdini e uomo in più Jacopo Ciani, violino, mandolino elettrico e chitarra aggiunta. Il palco ha un bel colpo d’occhio, con il logo di Sangue e Cenere, ispirato all’Angelus Novus di Klee che domina la scena prima dell’arrivo della band che inizia con la title-track. Se posso permettermi il paragone, anzi me lo permetto eccome, l’impatto è degno dei Bad Seeds più recenti. Le grandi band si vedono dal vivo, e considerando la ricchezza di musicisti e sfumature del disco poteva sembrare difficile riproporle su un palco senza perdere qualcosa, e invece i pezzi guadagnano in ferocia, sono diversi ma senza sembrare le copie ridotte delle incisioni.  Su tutte Alle Barricate, un pezzo da assalto con il coltello fra i denti, fra le nuove, e una versione memorabile di Paz, fra i classici.
In generale la ritmica sembra poter andare dove vuole, e il violino in più fa veramente la differenza.
Non concludiamo con il fatidico “bisognava esserci” perché chi non è riuscito avrà modo di vedere e rivedere su e giù per l’Italia la nuova avventura dei Gang, ma di una cosa siamo sicuri: di questo disco ce n’era bisogno, sia per loro che hanno ritrovato una voglia e un’energia nuova, sia per noi, che abbiamo nuove storie e canzoni da imparare.

Ma un consiglio lo vogliamo dare: andate a sentire i Gang nelle Marche, perché non è vero che non si è poeti in patria. Basta vedere ogni volta la mobilitazione, come tutti si stringano intorno ai fratelli maggiori, quanto credono in tutto questo.
Andate in qualsiasi manifestazione organizzata dai Filottrano City Rockers, non ve ne pentirete.

Perché se c’è un posto dove torna un Re Bambino, è proprio qui.

P. S. Marino… I Fought The Law!

2 pensieri su “Se c’è un posto dove torna un Re Bambino”

  1. non è vero. Freddezza. Pura esecuzione di brani da parte dei nuovi componenti. Senso di vuoto e sconosciuto notando la mancanza di Caporaletti sul palco. Per anni concerti gratis adesso che li abbiamo finanziati si pagano? Mah.

    1. Il biglietto si è pagato per coprire le spese di organizzazione, non ci vedo niente di scandaloso. Poi il concetto di crowdfunding è una cosa un po’ diversa: si è finanziato un disco e c’è chi ha pagato in anticipo una data dal vivo in acustico, non c’entra niente con questa serata. Per il resto ognuno può avere la sua opinione, la mia è quella di chi ha visto i Gang in tutte le formazioni dall’inizio fino ad adesso, di freddo per me c’era solo il vento di fuori.

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