Talking about R.E.M.

Questa mattina, mentre stavo facendo colazione nel solito bar, prima di andare al lavoro, ho sentito in sottofondo What’s The Frequency, Kenneth? dei R.E.M., il singolo apripista di Monster, pubblicato nel 1994.
La radio non aveva il volume particolarmente alto, eppure la mia attenzione ne è stata catturata da subito, con facilità.

Il mio semiparalitico culo, senza che quasi me ne rendessi conto, ha cominciato, come per miracolo, a muoversi con grande piacere e voluttà, assecondando il ritmo della chitarra di Peter Buck.

Allora ho capito una cosa, in maniera inequivocabile: ho nostalgia dei R.E.M.
Più in generale, forse, ho nostalgia dei tempi nei quali bastava un riff – ok pur sempre un grande riff, non c’è che dire – per gasarmi e mandarmi in orbita.

 

 

Eh sì (segue sospiro malinconico), i R.E.M. li ho amati e li amo ancora tanto. Sarà perché li ho incontrati durante la mia adolescenza, ai tempi di Lifes rich Pageant (1986), e gli amori di gioventù non si dimenticano, ma da allora non li ho mai abbandonati.

Insomma, sia come sia, sentire questa canzone uscire dagli altoparlanti di quel dozzinale impianto stereo mi ha fatto sentire bene, anzi benissimo.

Perché, lo ammetto, quella piacevole, rassicurante, sensazione di “ritorno a casa” ormai riesco a provarla solo quando ascolto gli artisti che mi hanno fatto da colonna sonora durante l’adolescenza e la prima giovinezza.
Che poi “colonna sonora” è una definizione riduttiva.
Perché io, perché Noi la musica la respiravamo, la succhiavamo ventiquattr’ore al giorno.

Suonerà retorico, sembrerà nostalgico, ma è la nuda verità.
Gli artisti legati agli anni più spensierati della vita mi sono entrati talmente nel profondo che basta l’incontro accidentale con una canzone per risvegliare, nel tempo di in un amen, un mondo di ricordi ed emozioni ancora vivide.

Oggi parliamo dei R.E.M., ma potremmo parlare di tanti altri.
Ma poiché parliamo dei R.E.M…..che ne dite di questa lista?
Vi va di commentarla? No? Beh, ve la dovrete sorbire comunque.
Ecco le mie canzoni preferite, rilasciate dai quattro (poi tre) di Athens – Georgia, in ordine circa cronologico, in trent’anni di carriera:

Gardening At Night
Radio Free Europe
Talk About The Passion
Perfect Circle
So. Central Rain
Maps and Legends
Driver 8
Wendell Gee
Fall On Me
Cuyahoga
The Flowers of Guatemala
I Believe
Swan Swan H
Finest Worksong
It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)
The One I Love
Pop Song 89
You Are The Everything
Stand
World Leader Pretend
Orange Crush
Losing My Religion
Low
Near Wild Heaven
Half A World Away
Country Feedback
Drive
The Sidewinder Sleeps Tonite
Everybody Hurts
Sweetness Follows
Man On The Moon
Find The River
What’s The Frequency, Kenneth?
Let Me In
The Wake Up Bomb
E-Bow The Letter
Leave
So Fast So Numb
Electrolite
Sad Professor
Walk Unafraid
Falls To Climb
The Lifting
Imitation Of Life
I’ll Take the Rain
Leaving New York
Living Well is The Best Revenge
Supernatural Superserious
Tre decenni, che cavalcata!
Se volessi tentare, abbozzare un’analisi su quanto sopra elencato, un po’ di cosette risulterebbero da subito evidenti ai miei occhi.

Primo, sono tante (quarantotto per la precisione).
Secondo, dagli ultimi quattro dischi (Up, Reveal, Accelerate e Collapse Into Now) c’è poca roba, in particolare niente dall’ultimo. Se per ipotesi volessimo, ma non vogliamo, restringere il lotto a venti canzoni, di sicuro gli ultimi quattro lavori non troverebbero rappresentazione.
Terzo, ci sono anche un bel po’ di singoli piuttosto commerciali, paraculi direi, ma sempre suonati, cantati ed arrangiati con classe, misura e sapienza eccezionali.

Di sicuro, viste le vendite e la fama raggiunti con Out Of Time, sono stati obbligati ad accettare qualche compromesso: quando vendi venti milioni di copie con un solo disco, la pressione e le attese si fanno sentire, eccome. Una cosa però bisogna dirla: il culo non l’hanno mai venduto. Senza ombra di dubbio.

I R.E.M. sono stati unici nel loro genere: quando hanno capito di non avere più niente da dire a livello artistico, ne hanno preso atto e si sono sciolti. Nessuna tensione e nessun isterismo tra loro. Anzi, sono rimasti buoni, ottimi amici, legati da grande affetto reciproco.

Andatevi a leggere il comunicato ufficiale con il quale annunciarono lo scioglimento: è esemplare ed esplicativo. Non credo esistano altri esempi analoghi o paragonabili, di sicuro non a così alto livello.
Li amo anche per questo.

Eh sì, i R.E.M. mi mancano.
Mi mancano proprio tanto.

Mi manca la voce particolarissima di Michael Stipe, mi manca la sua magnetica presenza, il suo carisma sul palco.
Mi manca la chitarra Rickenbecker di Peter Buck, ponte ideale tra gli anni sessanta e la contemporaneità, mi mancano le sue movenze sul palco, sempre sospese tra il goffo e il sincopato.
Mi mancano le armonie vocali di Mike Mills, il vero collante del suono R.E.M., grande nerd ante-litteram, nonché eccelso bassista/multistrumentista.
E infine, mi manca la batteria di Bill Berry, precisa e potente, il quale lasciò la band nel 1997, a seguito dei postumi di un grave aneurisma cerebrale che lo colpì durante il Monster Tour, per andare a fare il contadino. Per me il batterista dei R.E.M. rimarrà sempre e solo lui, Fino alla fine del mondo per come lo conosciamo (…ma anche per loro, visto che di fatto non l’hanno mai sostituito).

Vabbè, ora basta, perché il confine tra il nostalgico e il patetico si è fatto sempre più sottile, e ora è troppo sottile.

Per farla breve: ascoltatevi i R.E.M.
Magari proprio le canzoni contenute in questa lista.
Poi ditemi cosa ne pensate, raccontatemi quali avreste inserito e quali no.
Quelle che amate, quelle che non sopportate.

Per me è troppo difficile fare un’ulteriore selezione, già è stata dura scegliere “solo” queste quarantotto.

Non sono mai stato obiettivo in amore.

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