Gang – TALKING EGGS http://www.talkingeggs.it Musica uscita dal guscio Fri, 24 Apr 2015 14:50:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.4 25 aprile, alla faccia della retorica http://www.talkingeggs.it/25-aprile-alla-faccia-della-retorica/ http://www.talkingeggs.it/25-aprile-alla-faccia-della-retorica/#respond Fri, 24 Apr 2015 14:49:22 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=179 Mi piacerebbe scrivere qualcosa a proposito della splendida giornata che io e i miei amici abbiamo passato il 25 Aprile 2014 in quel di Praticello di Gattatico, coronata dal concerto pomeridiano tenuto dai Gang (per inciso, in splendida forma), in celebrazione del sessantanovesimo anniversario della Liberazione dal giogo nazi-fascista. Sì, mi piacerebbe davvero riuscire a scrivere … Continua la lettura di 25 aprile, alla faccia della retorica

The post 25 aprile, alla faccia della retorica appeared first on TALKING EGGS.

]]>

Mi piacerebbe scrivere qualcosa a proposito della splendida giornata che io e i miei amici abbiamo passato il 25 Aprile 2014 in quel di Praticello di Gattatico, coronata dal concerto pomeridiano tenuto dai Gang (per inciso, in splendida forma), in celebrazione del sessantanovesimo anniversario della Liberazione dal giogo nazi-fascista.

Sì, mi piacerebbe davvero riuscire a scrivere qualcosa, e vorrei che fosse qualcosa di efficace.

Il problema è che non so se sono capace di farlo. Sono frenato dal timore che dalla mia misera penna possano uscire solo frasi intrise di retorica, buone solo a prestare il fianco alle pretestuose, prevedibili critiche sollevate dai soliti reazionari.

Inoltre, essendo questo un blog a tema musicale, qualcuno potrebbe facilmente sollevare obiezioni in merito alla scelta di parlare di Resistenza, di Liberazione, quindi di politica.

Ebbene, io rifiuto con fermezza l’idea che Talking Eggs debba rimanere uno spazio asettico, un compartimento stagno impermeabile a tutto ciò che non sia musica.

Sono stato combattuto, lo ammetto, ci ho pensato a lungo, e sono giunto alla conclusione che ci sono momenti nei quali è importante ogni singola testimonianza, persino quella di un povero stronzo come me, anche dentro ad un contenitore come questo. E oggi stiamo vivendo uno di quei momenti.

La vita in sé gronda politica: ogni nostra singola azione, ogni nostro comportamento, persino ogni canzone che ascoltiamo assume, è inevitabile, una connotazione politica.

Perciò, vaffanculo. Vorrà dire che correrò il rischio di essere retorico.

Bando alle ciance quindi, veniamo al dunque.

Prima di tutto, voglio affermare con forza l’orgoglio di essermi ritrovato con gli amici a commemorare il 25 Aprile. Per ciò che rappresenta.  A loro, ma anche a me stesso, voglio dire che non dobbiamo sentirci scoraggiati se abbiamo l’impressione di appartenere ormai a una riserva indiana.

E’ vero, ogni anno siamo sempre di meno e sempre più divisi, e i tanti soloni in malafede hanno gioco facile nel confinare le nostre idee ai margini, nel ghetto.

Ci vedono come dei poveri, patetici nostalgici, da apostrofare con un misto di dileggio e compassione. Spesso derisi e canzonati da quelli che “siete dei dinosauri fuori dal mondo-non ha più senso celebrare questa ricorrenza-non ha più significato ai giorni nostri parlare di fascisti e comunisti-non ha più senso fare distinzioni tra destra e sinistra-ecc. ecc. ecc.”, e altre stupidaggini di questo genere.

COL CAZZO che non ha più senso.

Eh no, attenzione: non dobbiamo prestare il fianco a questi revisionisti mascherati da riformisti moderati. Non dobbiamo mollare di un centimetro sulle nostre idee, in nessun caso.

La nostra piccola patria deve saper scegliere la parte, sempre. E noi sappiamo bene da che parte stava, e ancora sta, la ragione.

Bisogna rifiutare con sdegno l’idea, sempre in auge, secondo la quale non ha più senso celebrare il 25 Aprile. Dobbiamo far sì che avvenga l’esatto contrario: questa festa deve tornare nel cuore di tutti gli italiani che l’hanno dimenticata.

Questa è stata, e dovrà essere anche in futuro, la Festa delle Feste, il Giorno dei Giorni, la pietra angolare sulla quale si dovranno formare le coscienze delle donne e degli uomini futuri.

Alla faccia della retorica, ORA E SEMPRE 25 APRILE!

Avverto molto la responsabilità di sensibilizzare gli animi, ora più che mai, dacché i protagonisti, i testimoni viventi di quell’epopea sono sempre di meno.

Perciò ora tocca a noi: siamo grandi a sufficienza per raccoglierne l’eredità.

Prendere le loro storie, divulgarle e raccontarle a chi non le conosce, è un dovere.

Perché è soprattutto grazie a quelle storie se è stata fatta l’Italia post-fascista.

Non dobbiamo essere pigri e smettere di affermare l’imprescindibilità di valori quali Resistenza e Liberazione. Perché, ormai è evidente, il fascismo sta rialzando la testa.

Sono i neo-liberisti, i neo-capitalisti d’accatto, nascosti dietro ai loro completi eleganti da tremila euro, i nuovi fascisti. Quelli davvero pericolosi, perché non identificabili con facilità.

Sì, sono loro, fighetti zotici e ignoranti, a decidere da dietro le quinte la composizione dei governi-fantoccio bipartisan, oggi così di moda.

Sempre loro, gli stessi che non perdono mai occasione per attaccare la nostra Costituzione. Unico scopo, malcelato benché inconfessabile, l’azzeramento di tutti i diritti dei lavoratori, in nome del profitto selvaggio.

Ci rendiamo conto di quello che sta accadendo al nostro Paese?

Stiamo parlando della nostra (NOSTRA) Costituzione.

La Costituzione Repubblicana Antifascista, senza la quale la nostra storia non sarebbe mai stata la stessa. La Costituzione più bella del mondo, miei cari “signori”, non ha alcun bisogno di essere stravolta, o peggio, stracciata.

Sarebbe sufficiente applicarla così com’è, cosa mai fatta fino in fondo.

Magari il prossimo 2 giugno potreste scendere in piazza anche voi, miei cari “signori”.

Forse imparereste un po’ di cose sulla Costituzione.

Ad esempio, potreste imparare che l’Italia è una Repubblica fondata su quella cosa, ma sì, quella cosa che dà da mangiare alle persone donando loro dignità, quella cosa che state cercando di dilaniare…com’è che si chiama?

Ah già, LAVORO

Cos’è che dite? Che a voi del 2 giugno interessa solo la parata militare? Ah beh, allora stiamo freschi…

Non possiamo permettere a questi mistificatori di azzerare tutto, di infangare il ricordo della Lotta Partigiana, di ignorarne la rilevanza.

Dirò di più: noi che crediamo in quei valori, non possiamo tollerare che il ricordo sbiadisca anche a causa di una sciatteria generalizzata, la nostra. Sarebbe ancor più grave.

E’ una Battaglia di Civiltà, forse più grande di noi, ma dobbiamo combatterla.

Spegniamo il televisore e il computer, togliamo le batterie ai nostri tablet e ai nostri smartphone.
Alziamo il culo dal divano, usciamo da casa, incontriamoci e confrontiamoci.

Frequentiamo i circoli ANPI, sosteniamoli, partecipiamo alle loro iniziative.

Andiamo nelle librerie, rechiamoci nelle biblioteche, recuperiamo i tanti, bei libri scritti sulla Resistenza. Quelli che raccontano le gesta di quei ragazzi (ragazzi normali, come noi) che hanno lottato perché animati dagli ideali di Libertà e Uguaglianza.

Impariamo a memoria le loro storie, condividiamole, teniamone vivo il ricordo.

Sì, usciamo da casa, andiamo a trovare i vecchi partigiani superstiti, facciamoci raccontare le loro gesta, rendiamole nostre. Proteggiamo e ricostruiamo questo grande Patrimonio collettivo, prima che sia spazzato via del tutto.

Non rendiamo vano, per ignavia e indifferenza, tutto quello che hanno fatto per noi.

Come ha detto Marino Severini dal palco di Praticello di Gattatico, provincia di Reggio Emilia, venerdì 25 aprile 2014: in questi anni ci siamo distratti un po’ troppo.

Ci siamo rilassati, abbiamo pensato che quelle conquiste fossero per sempre.

Invece no. Ora anche i diritti fondamentali, ottenuti grazie ad anni di lotte, sono messi in discussione.

Che amara scoperta: bisogna di nuovo rimboccarsi le maniche, e ricominciare da zero.

Questa la lezione imparata, in definitiva: niente è per sempre.

Alimentare la memoria, divulgare il nostro passato nel presente, rivendicare la nostra Identità: questi devono essere i primi passi. Non ho alcun dubbio su questo.

Perché la Verità torni al più presto dove le spetta: nell’Olimpo della Storia di questo maledetto, magnifico paese.

Ora e sempre Resistenza, ora e sempre 25 Aprile.

The post 25 aprile, alla faccia della retorica appeared first on TALKING EGGS.

]]>
http://www.talkingeggs.it/25-aprile-alla-faccia-della-retorica/feed/ 0
GANG – Sangue e Cenere http://www.talkingeggs.it/gang-sangue-e-cenere/ http://www.talkingeggs.it/gang-sangue-e-cenere/#comments Sun, 19 Apr 2015 13:43:59 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=174 Mentre scrivo queste parole ho sotto gli occhi la Limited Edition n. 929, in CD, di Sangue e Cenere. E’ la mia. Questa brevissima premessa è doverosa e necessaria, bisogna subito mettere in chiaro una cosa: se cercate obiettività, se cercate analisi tecniche, se cercate la recensione di stampo classico, e magari un po’ snob, … Continua la lettura di GANG – Sangue e Cenere

The post GANG – Sangue e Cenere appeared first on TALKING EGGS.

]]>

Mentre scrivo queste parole ho sotto gli occhi la Limited Edition n. 929, in CD, di Sangue e Cenere. E’ la mia.

Questa brevissima premessa è doverosa e necessaria, bisogna subito mettere in chiaro una cosa: se cercate obiettività, se cercate analisi tecniche, se cercate la recensione di stampo classico, e magari un po’ snob, magari un po’ spocchiosa (vero, SIB?), non prendetevi nemmeno la briga di leggere queste righe.

Da queste parti i Gang sono una religione. I Gang sono stati il mio romanzo di formazione, e Marino è stato una sorta di padre spirituale per me.

Un anno fa, di questi tempi, il mio caro amico nonché sodale, The EggMaster, mi comunicava che sì, finalmente!, i Gang avrebbero registrato un nuovo disco composto da inediti, a quattordici anni di distanza da “Controverso”. Da lì a pochi mesi sarebbe partita, tramite il portale BeCrowdy, la più memorabile campagna di crowdfunding mai condotta prima in Italia. Quella stessa campagna che ci ha fatto capire, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, quanto siano amati i Gang, e quanto sia profondo questo Amore.

Ricordo ancora l’emozione adolescenziale provata in quel momento, l’eccitazione, la pura gioia. I Gang avrebbero registrato un disco nuovo! E lo avrebbero fatto da uomini liberi, in assoluta autonomia economica, artistica ed intellettuale!

Ed è stato così che dopo alcuni mesi è nato Sangue e Cenere, prodotto da Jono Manson, il Grande Timoniere che ha portato in mare i Gang, a vele spiegate.

Sangue e Cenere è un disco che mi commuove, e che cresce ad ogni ascolto. Un disco che rinfranca l’orgoglio di appartenere alla Grande Tribù dei Gang.

Quando sento dire che i Gang sono un gruppo fuori moda, mi faccio una grassa risata, e la faccio per dissimulare il profondo senso di compatimento che provo nei confronti di chi ha pronunciato queste parole.

Valori come solidarietà, uguaglianza, ospitalità, accoglienza, memoria, amore, pace, riconoscenza, ricerca della giustizia non passeranno mai di moda.

Questi valori fanno parte della storia dell’Uomo, costituiscono la sua più grande ricchezza, la sua parte migliore. Un uomo che li perde smette di essere un uomo. Diventa la triste, vuota, anonima ombra di se stesso.

Quindi, per cortesia, smettiamola di dire cazzate. I Gang sono una delle più grandi espressioni della storia della Canzone Italiana, sono e resteranno nella storia per forma e contenuto, e con questo disco non hanno fatto altro che confermarlo.

Come mi ha fatto notare più volte il mio già citato amico The EggMaster, c’era una dannato bisogno di Sangue e Cenere. Ne avevamo bisogno tutti noi, e ne avevano bisogno i Gang.

Bisognava ricordare alla Storia distratta di questo paese che la Gang vola ancora alto, altissimo, vola che è una meraviglia.

Durante gli ultimi quattordici anni Marino e Sandro non hanno mai mollato: hanno percorso l’Italia in lungo ed in largo, andando a suonare dal vivo ovunque venissero chiamati, sempre e comunque con il sorriso sulle labbra, sempre e comunque con una buona parola per tutti, sempre e comunque con un carico di canzoni memorabili da donare. Hanno partecipato ad innumerevoli progetti, hanno collaborato con centinaia di altri artisti, hanno pubblicato diverse raccolte di canzoni autoprodotte.

Cos’hanno ricevuto in cambio? Tonnellate di amore, riconoscenza, stima ed amicizia.

Che immensa ricchezza.

Sangue e Cenere si apre con la title track, e a casa mia bastano pochi secondi affinché l’arbitro possa dichiarare “gioco, partita, incontro” a favore della Banda dei fratelli Severini. Basta la strofa iniziale, “Io non amo canzoni di ferro/amo i riccioli d’oro”, pronunciata da Marino con la sua voce meravigliosa, a farmi salire i brividi lungo tutta la schiena. Chitarre spiegate, ritmica granitica, un testo che è una dichiarazione di intenti, e quella voce.

Che voce, quella voce.

Nella voce di Marino sono presenti tutte le sfumature dell’Amore, stagionate e maturate nel modo migliore, e questo disco non fa altro che rafforzare questa mia convinzione.

E che chitarra, quella chitarra.

La chitarra di Sandro ha un timbro personalissimo, originale. Il suono della sua chitarra potresti riconoscerlo in mezzo ad altre mille, diecimila, centomila. Sandro ha un tocco raffinatissimo, essenziale. Non è mai eccessivo, eppure riesce a risultare ugualmente graffiante e potente. Un grande talento, che in questo disco viene fatto risaltare in maniera scintillante (thanks a lot, Mr. Jono Manson).

Non fa in tempo a sfumare il primo pezzo, ed ecco arrivare Non Finisce Qui, grande ballata dal sapore americaneggiante, punteggiata dal meraviglioso sax tenore di Craig Dreyer.

Mi viene il groppo in gola quando ascolto questa canzone: sembra scritta pensando a mio padre. Anche mio padre “era un bambino che correva tra la polvere ed il cielo”, ed un giorno “venne a prenderlo la vita”, anche per lui “a nord c’era una paga, un lavoro, il meno peggio, se ti prendono per fame prima o poi ti fanno ostaggio”.

Anche mio padre se l’è portato via l’amianto, dopo una vita fatta di sacrifici e rinunce, allo scopo di crescere al meglio un figlio, l’unico figlio, amato più della propria vita.

“Io mio padre lo ricordo
Quando a casa ogni sera
Con gli occhi dentro al piatto
Piano piano mi chiedeva
‘E oggi come è andata? ’
Ed io ‘Bene! ’ rispondevo
Mio padre era un bambino che correva
Tra la polvere ed il cielo”

C’è poco altro da aggiungere, viene voglia di piangere di un pianto liberatorio.

Vietato dimenticare, obbligatorio lottare fino alla fine per ottenere giustizia. Lo dobbiamo a tutte le persone morte per colpa di un silenzio criminale.

Alle Barricate è un pezzo in perfetto stile Gang d’assalto: travolgente, trascinante, non fa prigionieri. Non vedo l’ora di cantarla a squarciagola da sotto il palco della Gang, spendendo fino all’ultima goccia di sudore. A me ricorda molto la versione combat rock di Fischia il Vento contenuta ne “La Rossa Primavera”.

Grande versione, quella, ma in questo contesto la straordinaria produzione di Jono Manson fa la differenza. Gran pezzo, si gode alla grandissima. Ho una notizia per tutti voi: la Gang è tornata, e suona da dio!

Ottavo Chilometro è una splendida ballata acustica che si fregia della presenza di Garth Hudson della Band alla fisarmonica, e già questa cosa da sola varrebbe il prezzo del biglietto, ma c’è molto altro. C’è Jason Crosby che si divide tra violino e pianoforte, e soprattutto c’è la storia del partigiano Wilfredo Caimmi.

Per dirla citando letteralmente le parole di Marino: “A Wilfredo devo molto perché fu soprattutto lui a farmi capire, in occasione di diversi incontri, quanto fossero importanti le canzoni come strumento e linguaggio per tenere vivo e acceso il fuoco della memoria della Resistenza. E questa canzone è una promessa fatta a lui, ma anche a tanti partigiani e partigiane che ho incontrato in questi anni in Italia.”

Wilfredo è scomparso il 17 ottobre del 2009, ma vivrà sempre in questa canzone. Partigiani una volta, Partigiani per sempre.

Marenostro, canzone candidata al Premio Amnesty International Italia 2015, è una delle vette assolute del disco, ed oserei dire dell’intero canzoniere della Gang. Si tratta di un’altra ballata struggente, di quelle che ti entrano dentro, una canzone della quale c’era una gran bisogno. Una meravigliosa preghiera laica, che in un amen porta l’ascoltatore a trovarsi in mare aperto, accalcato sopra ad una bagnarola in balia delle onde, insieme a centinaia di altri Esseri Umani, tutti in fuga dalla fame e dalla guerra (Salvini, prendere nota please), tutti uniti nel desiderio di un futuro migliore.

Siamo Italiani, popolo di migranti per eccellenza, ma sembriamo avere dimenticato questa cosa. Quanto ci siamo imbruttiti.

“Marenostro tu sai chi li guida
È quel Dio che non ha frontiere
Che cammina sull’acqua e sul fuoco
E che spezza tutte le catene
E’ il Dio di tutti i colori
Che combatte la fame e la guerra
E per lui nessuno è straniero
Come in cielo così come in terra”

Perché Fausto e Iaio? è l’unica canzone non inedita del lotto, e racconta una delle tante tristi storie che non vanno dimenticate. E’ il valore della memoria. Senza memoria l’uomo è niente, senza memoria l’uomo non è più uomo, ma solo una pedina.

“E’ caro sangue il nostro
E ancora ci tocca
Come in via Mancinelli
Come a piazza Alimonda”

Esecuzione potentissima: un muro di chitarre rabbiose ma eleganti si amalgamano tra di loro alla perfezione, sostenute da una sezione ritmica sontuosa e potente, mentre Marino volta alto, lassù, sulle ali di una voce che assomiglia sempre più a quella di un capo tribù nativo americano.

Una versione che lascia davvero senza fiato e che emoziona profondamente.

Non faccio in tempo a riprendermi dall’emozione, ed ecco che le ultime note di Perché Fausto e Iaio? sfumano nelle prime di Nino, canzone dedicata ad Antonio Gramsci. Marino si rivolge in prima persona a Nino, il soprannome di Gramsci da bambino, e gli racconta la sua amarezza nel constatare lo sgretolarsi dell’eredità lasciata dal Partito Comunista Italiano, fondato da Gramsci stesso il 21 Gennaio 1921.

Una ballata toccante, malinconica, ma comunque piena di speranza.

Comunista non è che un sentimento, è Rivoluzione. Hai proprio ragione, Marino: essere comunisti è uno stato dell’anima, ed in tal senso io mi ci sento dentro pienamente.

Non credo che essere comunisti al giorno d’oggi abbia più molto a che fare con un’ideale strettamente politico. Sono stanco degli slogan, delle frasi fatte: spesso nascondono il vuoto. Invece, non mi stancherò mai di condividere e promulgare ideali quali uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale, difesa del più debole, rispetto per il prossimo.

“Oltre le sbarre, oltre i cancelli, oltre queste mura”

Sangue e Cenere è un disco fatto di ballate, e Nino è la mia preferita.

Quando si parla de Gli Angeli di Novi Sad, bisogna scomodare il De André più alto (e ho detto poco) che si sposa con il Morricone più evocativo (idem). Marino canta, con una voce mai sentita prima, un testo antimilitarista potentissimo, e lo fa, udite udite, accompagnato da una meravigliosa Orchestra Marchigiana, l’Orchestra Pergolesi diretta dal Maestro Stefano Campolucci. Non sono in grado di commentare ulteriormente questa canzone, mi limito a consigliarvene l’ascolto al buio, in cuffia. Se non vi scende nemmeno una lacrima vuol dire che siete morti.

“Perché ogni passo sia cammino”

Più forte della morte è l’amore può essere una canzone sorprendente per chi non conosce a fondo i Gang. Per me ad essere sinceri non lo è. O meglio, può esserlo dal punto di vista strettamente musicale, visto che siamo dalle parti del soul e del gospel, ma non può esserlo per quanto riguarda il testo.

Ho sempre “sentito” molta spiritualità nei testi di Marino: una spiritualità certamente laica, ma altrettanto certamente percepibile.

Più forte della morte è l’amore è una canzone superba, che aggiunge sfumature inaspettate alla storia musicale dei Gang. Chapeau.

Nel Mio Giardino è un pezzo estremamente Gang, forse il più “old style Gang” del lotto, ma l’arrangiamento lo rende straordinario. Una volta che l’hai ascoltato, non puoi più farne a meno. Persino un culo di pietra come il mio, avvezzo quasi esclusivamente ai 4/4 del rock and roll, non riesce proprio a stare fermo. Nel testo, tra i più intimi e personali mai scritti da Marino, c’è una sorta di definitivo ritorno a casa, e si percepisce sincera commozione.

“E se c’è un posto dove torna un Re Bambino
È proprio qui
Qui
Nel mio giardino”.

Il disco si conclude con Mia Figlia ha le ali leggere, delicata, sentita canzone. Meravigliosa conclusione per un disco meraviglioso. Il titolo dice già tutto. E mentre le ultimo note sfumano nel vento, io provo un grande senso di sollievo.

La Banda dei Fratelli Severini è tornata. Lo sapevamo, in fondo non se n’erano mai andati, anzi. Però questo disco ci voleva proprio, serviva.

Questo disco ci dona un nuovo senso di appartenenza, lo rinnova, lo rinfranca, e ci ricorda che cosa fantastica sia fare parte della tribù della Gang.

I Gang sono stati uno tra gli incontri più straordinari della mia vita, e le canzoni dei Gang mi hanno insegnato quello che i libri non sono stati in grado di insegnarmi.

Sangue e Cenere è l’ennesimo dono che mi/ci fanno, ed io non posso fare altro che ringraziarli.

Grazie Marino, Grazie Sandro.

Perché ogni singolo passo sia sempre cammino. Sempre.

The post GANG – Sangue e Cenere appeared first on TALKING EGGS.

]]>
http://www.talkingeggs.it/gang-sangue-e-cenere/feed/ 1
Se c’è un posto dove torna un Re Bambino http://www.talkingeggs.it/se-ce-un-posto-dove-torna-un-re-bambino/ http://www.talkingeggs.it/se-ce-un-posto-dove-torna-un-re-bambino/#comments Tue, 07 Apr 2015 15:49:55 +0000 http://www.talkingeggs.it/?p=167 Pensare a una “prima” per un concerto dei Gang fa un po’ sorridere. Li abbiamo visti, senza esagerare, centinaia di volte: in 2, in 3, in 10, con chitarre, trombe, zampogne, fisarmoniche, violini, in posti minuscoli e in grandi palchi, ma sempre con la stessa carica da 30 anni a questa parte. Però da queste parti, … Continua la lettura di Se c’è un posto dove torna un Re Bambino

The post Se c’è un posto dove torna un Re Bambino appeared first on TALKING EGGS.

]]>

Pensare a una “prima” per un concerto dei Gang fa un po’ sorridere. Li abbiamo visti, senza esagerare, centinaia di volte: in 2, in 3, in 10, con chitarre, trombe, zampogne, fisarmoniche, violini, in posti minuscoli e in grandi palchi, ma sempre con la stessa carica da 30 anni a questa parte. Però da queste parti, cioè a casa loro, c’è veramente un’aria diversa, e questa sera c’è l’elettricità che precede gli avvenimenti importanti.

La stessa atmosfera che c’era per il ventennale de Le Radici e le Ali a Filottrano, in quel caso per ricordare l’inizio dei dischi in italiano, questa volta per sentire per la prima volta dal vivo un nuovo capitolo di quella storia, anzi di quelle storie. A noi resta nel cuore anche un ritorno al passato in quel di Recanati, con le canzoni dei primi dischi in inglese (poi pubblicato nel live TRIBE’S RE-UNION), perché noi i Gang abbiamo cominciato a conoscerli da lì, per non lasciarli più fino ad oggi.
A organizzare tutto sempre loro, i Filottrano City Rockers, la meglio gioventù, permetteteci il complimento. L’appuntamento è al Palabaldinelli di Osimo, una struttura enorme, ma piena di gente anche se l’entrata è a pagamento (particolare non indifferente). Quindi tanta curiosità, nuove canzoni e nuova formazione.
Cambiata la sezione ritmica con Marzio Del Testa alla batteria (ha suonato in tutto il disco ) e Simone Luti al basso. Alle tastiere sempre Fabio Verdini e uomo in più Jacopo Ciani, violino, mandolino elettrico e chitarra aggiunta. Il palco ha un bel colpo d’occhio, con il logo di Sangue e Cenere, ispirato all’Angelus Novus di Klee che domina la scena prima dell’arrivo della band che inizia con la title-track. Se posso permettermi il paragone, anzi me lo permetto eccome, l’impatto è degno dei Bad Seeds più recenti. Le grandi band si vedono dal vivo, e considerando la ricchezza di musicisti e sfumature del disco poteva sembrare difficile riproporle su un palco senza perdere qualcosa, e invece i pezzi guadagnano in ferocia, sono diversi ma senza sembrare le copie ridotte delle incisioni.  Su tutte Alle Barricate, un pezzo da assalto con il coltello fra i denti, fra le nuove, e una versione memorabile di Paz, fra i classici.
In generale la ritmica sembra poter andare dove vuole, e il violino in più fa veramente la differenza.
Non concludiamo con il fatidico “bisognava esserci” perché chi non è riuscito avrà modo di vedere e rivedere su e giù per l’Italia la nuova avventura dei Gang, ma di una cosa siamo sicuri: di questo disco ce n’era bisogno, sia per loro che hanno ritrovato una voglia e un’energia nuova, sia per noi, che abbiamo nuove storie e canzoni da imparare.

Ma un consiglio lo vogliamo dare: andate a sentire i Gang nelle Marche, perché non è vero che non si è poeti in patria. Basta vedere ogni volta la mobilitazione, come tutti si stringano intorno ai fratelli maggiori, quanto credono in tutto questo.
Andate in qualsiasi manifestazione organizzata dai Filottrano City Rockers, non ve ne pentirete.

Perché se c’è un posto dove torna un Re Bambino, è proprio qui.

P. S. Marino… I Fought The Law!

The post Se c’è un posto dove torna un Re Bambino appeared first on TALKING EGGS.

]]>
http://www.talkingeggs.it/se-ce-un-posto-dove-torna-un-re-bambino/feed/ 2